Il Consiglio dell’Unione Europea ha deciso di limitare temporaneamente il rilascio dei visti ai cittadini somali. La decisione, annunciata giovedì, fa seguito a una valutazione della Commissione, secondo la quale la cooperazione della Somalia per il rientro dei suoi cittadini che soggiornano in modo irregolare nell’UE è insufficiente. La misura ha l’obiettivo di “incoraggiare la Somalia a migliorare la cooperazione in materia di riammissione”, cooperazione che verrà monitorata dalla Commissione Europea. Si tratta di una scelta temporanea che non prevede però una data di scadenza precisa. Infatti, in base alle norme UE sui visti, la Commissione valuta la cooperazione dei paesi extra-UE in materia di riammissione e, in caso di insufficiente collaborazione, l’Unione può decidere di sospendere l’applicazione di alcune disposizioni delle norme UE sui visti di breve durata.
In base a questa misura, il periodo di elaborazione standard per le richieste di visto sarà di 45 giorni anziché di 15. Inoltre, non sarà più possibile per gli Stati membri rilasciare visti per ingressi multipli ai cittadini somali, rinunciare ai requisiti relativi alle prove che i richiedenti visto provenienti dalla Somalia devono presentare e esentare dal pagamento della tassa per il visto i titolari di passaporto diplomatici e di servizio.
La normativa dell’Unione Europea in materia di visti
Le decisioni dei ministri rientrano nell’ambito della strategia della Commissione europea in materia di visti, adottata a gennaio 2026. In base alla normativa europea, infatti, chi possiede un visto rilasciato da un paese europeo può muoversi liberamente in Europa nell’area Schengen. L’utilizzo dei visti è fondamentale per il funzionamento dello spazio Schengen e per la sicurezza interna.
Attualmente, ci sono 61 Paesi extra-UE, Hong Kong e Macao (regioni amministrative speciali della Cina) e Taiwan (non riconosciuta come stato da almeno un membro UE) che sono esenti dal visto, dunque i cittadini comunitari possono recarvisi senza necessità del visto. Per i Paesi con i quali non sussiste nessun accordo di esenzione o facilitazione si applica il codice dei visti, che stabilisce le procedure e le condizioni per il rilascio di visti per soggiorni di breve durata e transito aeroportuale nello spazio Schengen.
Tra le funzionalità del codice dei visti rientra proprio la cooperazione con i paesi terzi in materia di riammissione degli immigrati irregolari attraverso un meccanismo di leva dei visti. Qualora un Paese dovesse dimostrarsi collaborativo l’UE potrebbe concedere delle facilitazioni, come la riduzione del costo del visto, dei tempi di decisione sulle domande di visto o un aumento del periodo di validità dei visti per ingressi multipli.
Prima di ieri, le misure restrittive dovute alla mancata collaborazione erano state adottate nei confronti del Gambia, nel 2021, e dell’Etiopia, nel 2024. Nel caso dell’Etiopia, le restrizioni sono state revocate a fine maggio, dopo che i paesi membri hanno dichiarato che in materia di riammissione “la cooperazione è migliorata in maniera sostanziale”.
La decisione dell’UE
I Paesi al di fuori del blocco “devono adempiere ai propri obblighi, altrimenti potrebbero esserci delle conseguenze”, ha dichiarato ieri a proposito della Somalia il commissario europeo per la migrazione, Magnus Brunner, secondo Politico. “La decisione odierna implica maggiore impegno e determinazione per una migliore cooperazione in materia di riammissione”.
La decisione di una possibile applicazione di restrizioni nei confronti della Somalia era già stata annunciata durante la riunione del Consiglio Giustizia e Affari Interni del 4 giugno 2026. Durante il Consiglio i ministri avevano prestato particolare attenzione all’insufficiente cooperazione con la Somalia, sottolineando che “il numero di cittadini somali giunti irregolarmente nell’UE è più che raddoppiato tra il 2024 e il 2025, con molti viaggi facilitati da reti di trafficanti”. La discussione del Consiglio si era anche soffermata su come rafforzare la risposta europea alle reti di trafficanti di migranti, sia in Somalia che nei paesi di transito.
La situazione di crisi in Somalia
La Somalia si trova attualmente a vivere multiple crisi, tra cui un conflitto civile, l’insurrezione del gruppo terroristico Al-Shabaab e una catastrofica emergenza umanitaria dovuta alla siccità e all’emergenza climatica.
Secondo il rapporto mensile di maggio 2026 dell’OCHA (Ufficio delle Nazioni Unite per per il coordinamento degli affari umanitari) sulla situazione umanitaria in Somalia, sei milioni di persone si trovano ad affrontare alti livelli di insicurezza alimentare acuta tra aprile e giugno, tra cui 1,9 milioni in condizioni di emergenza. Si prevede che quasi 1,88 milioni di bambini avranno bisogno di cure per la malnutrizione acuta; 42.000 in più rispetto alle proiezioni precedenti. Inoltre, Il Piano di risposta e fabbisogno umanitario per il 2026 è finanziato solo al 19,8%.
A causa dei bassi finanziamenti, da gennaio ad aprile sono state raggiunte 577.000 persone a fronte di un obiettivo di 2,43 milioni, una copertura di circa il 24%. Secondo il rapporto dell’OCHA sulla siccità in Somalia di aprile 2026, la grave siccità continua a persistere in tutta la Somalia, aggravando i bisogni umanitari. Si segnalano perdite di bestiame, diffuse carenze idriche e alimentari, sfollamenti e un crescente bisogno di assistenza.
Tutto ciò si inserisce nel contesto dell’insurrezione del gruppo terroristico Al-Shabaab che ha negli ultimi mesi intensificato le operazioni contro i civili, secondo quanto riportato dall’ONG Acled (Armed Conflict Location and Event Data Project). Oltre agli attacchi contro i civili, il gruppo sta rafforzando la sua presa a lungo termine sulle arterie economiche e logistiche del paese. “La guerra con l’Iran ha probabilmente offerto un’opportunità ai gruppi armati con base in Somalia, riducendo la presenza delle forze di sicurezza e aumentando il traffico commerciale al largo delle coste somale” è quanto riportato dall’analisi del Crisis Group.
Articolo scritto da Maria Vittoria Braschi

